Il “Regime speciale per i rivenditori di beni usati, di oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione”, meglio noto come “Regime del margine” costituisce un regime speciale Iva facoltativo, disciplinato dagli artt. 36-40 del D.L. 23 febbraio 1995, n. 41, che recepisce fedelmente il
contenuto della Direttiva CEE n. 1994/5.
Destinato alla compravendita di beni che dopo essere fuoriusciti dal circuito commerciale vi rientrano in quanto “usati”, il regime trova ratio e scopo nella necessità di evitare fenomeni di “doppia o reiterata imposizione” in sede di cessione degli stessi “ad un soggetto passivo
d’imposta per la successiva rivendita, con conseguente ulteriore imposizione ai fini I.V.A. in relazione al prezzo di vendita da questi praticato” (Cfr. Circolare Min. Finanze – Dip. Entrate 22 giugno 1995, n. 177).
Infatti, per evitare che ciò si verifichi non viene assoggettato ad Iva il corrispettivo di cessione del bene rivenduto, ma solamente la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto comprensivo di eventuale Imposta sul Valore Aggiunto: tale differenza costituisce il cosiddetto
margine, da cui origina il nome del regime.
In quanto speciale, il regime si caratterizza per la struttura derogatoria rispetto alle regole generali vigenti in materia di Imposta sul Valore Aggiunto, anche al fine di perseguire la ratio suindicata.

La determinazione del tributo non avviene secondo il meccanismo ordinario “imposta da imposta”, mediante la diade detrazione-rivalsa, bensì mediante il sistema “base da base”.
La base imponibile dell’imposta, calcolata in applicazione del regime, è il c.d. “margine”, che residua a favore del rivenditore, vale a dire la differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto del bene oggetto di rivendita, ivi comprese le eventuali spese di riparazioni ed accessorie.

Requisiti oggettivi

L’art. 36 del D.L. 41/1995 e la tabella ad esso allegata limitano l’applicazione del regime del margine alle operazioni di compravendita aventi ad oggetto le seguenti tipologie di beni

• mobili usati, che siano suscettibili di reimpiego;
• oggetti d’arte, quali: pitture, disegni, incisioni, stampe, litografie, fotografie, statue, arazzi, etc.;
• oggetti da collezione, quali: francobolli, marche da bollo, marche postali, esemplari per collezioni di zoologia, botanica, mineralogia, etc.;
• oggetti di antiquariato, ossia: beni diversi dagli oggetti d’arte e collezione aventi più di cento anni.

Requisito soggettivo

Sotto il profilo soggettivo, il medesimo art. 36 individua come categoria di operatori economici che devono applicare il “regime del margine” i soggetti passivi Iva che:
• esercitano abitualmente l’attività di commercio (all’ingrosso, al dettaglio o in forma ambulante, od anche in più di una modalità per volta) dei beni indicati precedentemente;
• svolgano altra attività, ma effettuino occasionalmente cessioni di beni rientranti nel regime.

Requisito territoriale

Dal punto di vista del requisito territoriale, affinché il regime del margine sia applicabile, è necessario che i beni oggetti di rivendita siano stati acquistati in Italia o in un paese dell’Unione Europea.

Restano escluse le importazioni di beni da paesi al di fuori dell’Ue, poiché in tali casi l’Iva viene pagata in dogana, con conseguente preclusione del regime in questione.

Fanno eccezione, tuttavia, gli oggetti d’arte, da collezione e di antiquariato che, ancorché importati dal rivenditore, consentono l’applicazione del regime. In questo caso, l’opzione deve essere fatta in sede di dichiarazione di inizio attività o in sede di dichiarazione Iva e vale fino
a revoca e, comunque, almeno per il biennio successivo all’anno di effettuazione

Metodi di calcolo:

Il cardine del regime in esame è costituito dalla base imponibile del tributo Iva che è rappresentata, come anticipato, dal c.d. margine, ossia la differenza tra il prezzo di vendita ed il prezzo di acquisto del bene oggetto di rivendita, ivi comprese, ai sensi dell’art. 36, comma 1 le
spese di riparazione e le spese accessorie.

Per spese accessorie devono intendersi gli oneri tributari, eventuali costi di intermediazione (peritali, notarili, di agenzia) e le spese di trasporto, mentre restano escluse le spese afferenti la vendita del bene e le spese generali di amministrazioni e utenze, che soggiacciono, invece, al regime ordinario Iva.

          1. Metodo analitico

Il metodo ordinario o analitico è ritenuto il metodo di applicazione generale.
Soggetti interessati
È applicabile dai soggetti che effettuano abitualmente il commercio di beni mobili usati, di oggetti d’arte, di antiquariato e da collezione, i quali possono optare indifferentemente per uno dei tre metodi consentiti, mentre è obbligatorio per coloro che effettuano solo  occasionalmente la vendita di tali beni.
Modalità di calcolo
Ciascuna operazione di vendita è trattata separatamente dalle altre e, per ogni cessione effettuata, viene determinata la singola base imponibile come margine lordo positivo o negativo, derivante dalla differenza tra prezzo di rivendita e il prezzo di acquisto del bene (al lordo
dell’eventuale Iva addebitata al rivenditore), aumentato delle spese di riparazione e accessorie (al lordo dell’Iva).

Dall’eventuale margine lordo positivo andrà, successivamente, scorporata l’Iva dovuta in base all’operazione effettuata

Registri obbligatori
Peculiarità del metodo analitico è l’obbligatorietà, per i soggetti che lo applicano, dell’istituzione di un apposito registro (“registro di carico e scarico”) in cui annotare gli acquisti e le cessioni dei singoli beni, specificando per ciascun bene:
• data dell’operazione;
• natura, qualità e quantità dei beni acquistati o ceduti;
• prezzo di acquisto, al lordo dell’eventuale Iva;
• costi di riparazione ed eventuali spese accessorie, al lordo dell’Iva;
• corrispettivo di rivendita;
• margine conseguito

      2.Metodo forfettario

Il metodo forfettario, a norma del comma 5 dell’art. 36, è riservato a specifiche tipologie di beni i cui prezzi di vendite non sono di immediata e semplice rilevabilità e a determinate categorie di soggetti.
Soggetti interessati
Il metodo in esame può essere applicato, solamente, da coloro che esercitano il commercio al dettaglio in forma ambulante,  indipendentemente dalla tipologia di beni venduti, nonché per le cessioni di oggetti d’arte privi di prezzo di acquisto o con prezzo d’acquisto irrilevante o indeterminabile, francobolli da collezione e collezioni di francobolli, libri di antiquariato, prodotti editoriali di antiquariato e non, pezzi e parti di ricambio di automezzi o di apparecchiature elettromeccaniche.

– Il metodo forfettario – si specifica – è applicabile sia ai venditori abituali sia agli  occasionali dei beni suddetti.

Modalità di calcolo
Il margine lordo viene, in questo caso, calcolato applicando una percentuale fissa (forfettaria), stabilita per legge e diversificata per tipologia di beni, al prezzo di rivendita del bene. La percentuale è considerata comprensiva di tutti i costi afferenti il bene e, dunque, anche di
eventuali spese di riparazione ed accessorie.

Percentuale 60%:  Tipologia di cessione:

• Oggetti d’arte privi di prezzo di acquisto o con prezzo d’acquisto irrilevante o indeterminabile

Percentuale 50%:  Tipologia di cessione:

• Prodotti editoriali di antiquariato, venduti in sede fissa
• Francobolli e collezioni di francobolli
• Pezzi e parti di ricambio di automezzi e di apparecchiature elettromeccaniche
• Beni venduti in forma ambulante (esclusi prodotti editoriali)

Percentuale 25%:  Tipologia di cessione:

• Prodotti editoriali di antiquariato, venduti da ambulanti
• Prodotti editoriali, non di antiquariato Dal margine così determinato, andrà scorporata l’Iva applicando l’aliquota relativa al bene oggetto di rivendita.

Registri obbligatori
Non vi è alcun obbligo di istituzione del registro di carico e scarico, ma la vendita deve essere annotata, secondo le regole e i termini ordinari, nel registro dei corrispettivi in un’apposita colonna.
Inoltre, non sussiste obbligo, per coloro che adottano tale metodo, di registrazione degli acquisti, ma le relative fatture devono essere numerate progressivamente e conservate.

    3. Metodo globale

Il terzo ed ultimo metodo, c.d. globale è quello tipicamente usato dai rivenditori professionali di beni usati.
Soggetti interessati
Ai sensi del comma 6 dell’art. 36, il metodo globale è applicabile solo dai soggetti che effettuano abitualmente il commercio dei seguenti beni:

veicoli;

monete ed altri oggetti da collezione;

materiali tessili, abiti, biancheria e altri prodotti di abbigliamento, compresi accessori;

beni, anche se di generi diversi, acquistati per masse come compendio unitario e con prezzo indistinto;

altri beni con prezzo di acquisto inferiore a 516,46 euro.

Modalità di calcolo
A differenza del metodo analitico, il margine lordo non è determinato in riferimento ad ogni singola operazione, bensì come differenza tra l’ammontare totale delle cessioni e l’ammontare totale degli acquisti (comprensivi di eventuale Iva), aumentati delle spese di riparazione e
accessorie (al lordo dell’Iva), complessivamente effettuati nel mese o trimestre di riferimento.
L’eventuale margine negativo andrà riportato in diminuzione del margine globale relativo al periodo successivo.

Registri obbligatori
I soggetti che determinano il margine mediante il metodo globale sono obbligati a tenere due registri:

• registro degli acquisti dei beni assoggettati al regime del margine, in cui vanno annotati data dell’operazione, natura, qualità e quantità dei beni ed il relativo costo d’acquisto, comprensivo di Iva e distinto per aliquote;

• registro delle cessioni di tali beni, in cui vanno annotati, oltre alla data dell’operazione, natura,
quantità e qualità dei beni ceduti e relativi corrispettivi lordi.

Ulteriori adempimenti

Nell’ambito degli adempimenti posti a carico dei rivenditori di beni rientranti nel regime del margine, va, infine, ricordato che, oltre la regolare tenuta dei registri fiscali obbligatori, la vendita al dettaglio di cose antiche o usate deve osservare le prescrizioni del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/31).
In particolare, l’art. 128 del T.U.L.P.S. dispone l’obbligo di tenuta del “Registro del commercio di Beni Usati, Antichità e Preziosi”: un registro giornaliero ove vanno annotate tutte le operazioni quotidianamente effettuate (data, natura ed esito dell’operazione, prezzo pattuito e riscosso), con indicazione delle generalità di coloro che hanno acquistato o ceduto i beni usati (nome, cognome e domicilio).
Il registro, soggetto ad obbligo di vidimazione presso il Comune ove ha sede il rivenditore, va esibito agli ufficiali e agenti di Pubblica Sicurezza che ne facciano richiesta in sede di controllo.
– Per il solo commercio di cose usate “prive di valore o di valore esiguo” non sussiste l’obbligo di tenuta del registro delle operazioni giornaliere di cui all’art 128 TULPS (art. 2 D.P.R. 311/2001).